La Sabbiera di Gruppo

La porta girevole per l’inconscio

 

E’ una nuova psicoterapia di gruppo che affonda le proprie radici tra la psicologia analitica, la psicologia sociale, il gioco simbolico e la legge della sincronicità che si traduce straordinariamente in realtà quando un gruppo di persone sconosciute si incontrano per condividere e risolvere le loro vicende conflittuali nella vita quotidiana. E' una tecnica terapeutica straordinaria in grado di riportare alla luce le nostre capacità umane e relazionali. Un modo divertente e profondo per conoscere noi stessi, le nostre risorse, far pace col passato e migliorare il nostro futuro.

 

E' applicabile anche nelle aziende, nelle organizzazioni per compattare a livello profondo lo staff aziendale, migliorare la motivazione e i rapporti interpersonali e conseguentemente la produzione e il rendimento dei collaboratori.

 

 

Ideata dal prof. Gocci Giovanni nel 1989, psicologo analitico, formato allo Jung Institut di Zurigo, professore di Psicologia Sociale all'Università di Siena-Arezzo, Direttore della scuola di Psicoterapia H. Bernheim di San Martino B.A.(VR).

 

lun

05

gen

2015

 IL TERAPEUTA COME ARTISTA

Giovanni Gocci

Discorso di apertura della Scuola di Psicoterapia H.Bernheim del 14 gennaio 2012

 

 

Il mondo sta male, le persone stanno male, tutto è sul negativo c’è uno stato di svuotamento e l’aria è malata. Questo crea un profondo senso di vuoto e di angoscia e c’è dolore. Le persone vengono a parlare delle loro sofferenze e quando si trovano le parole giuste la sofferenza si allevia. Trovare la parola è fondamentale, magnifico. La parola giusta è importante perché se disposta nel modo giusto allevia il dolore. Le parole sono angeli che scendono per consolare e a portare amore.

Le persone vengono perché la loro sofferenza è “Vuoto”.

Ma cos’è il vuoto e come si colloca? Dove si radica? Arrivano portando il loro vuoto, come se avvertissero in me, in noi, il richiamo di quel vuoto, se non ci fosse il vuoto in me e in noi, non verrebbero.

Fibonacci portò il numero arabo “0” Zifr, che significa “Vuoto”, il numero vuoto, lo zero, che contiene tutti i numeri, che deve riempirli, che è il prolegomena dell’inizio e di tutti gli archetipi.

Dunque il nostro vuoto già contiene il tutto e dobbiamo ogni giorno far morire vecchie parti dell’Io che sono obsolete e sostituirle con ciò che arriva: un nuovo principio della coscienza, un nuovo numero.

Le persone hanno bisogno dunque di attaccarsi a qualcosa, anche al vuoto, vuoto con vuoto, hanno bisogno cioè di entrare in contatto con due parole, due angeli: “Coagulatio” (coagulazione, cristallizzazione) e “Solve” (dissoluzione, sciogliere).

Nella Coagulatio c’è il rapprendersi, il diventare solidi, cioè stare nella vita, nel proprio tempo. Ma alla coagulatio segue il solve, la dissolutio, ovverosia quando le cose si separano e si sciolgono perdendo la definizione e il contatto con il reale.

Il solve et coagula sono inscindibili  e a sua volta creano la rubefactio che permette alla bellezza della vita di mostrarsi.

Occorre quindi imparare a stare nel qui ed ora, uscire dalla Hybris, l’arroganza dell’orgoglio del sapere, del conoscere senza ascoltare la persona che c’è davanti a  noi, considerarsi terapeuta, cioè colui che sa, attaccati al modello, alle tecniche, ai libri, agli schemi… occorre immaginarsi al lavoro nella propria stanza come uno scultore nel suo Atelier, che con la creta che gli viene portata modella l’anima smembrata della persona sofferente. Occorre uscire dalla fantasia terapeutica di “Io sto curando la sua psiche, Io sono il suo analista-terapeuta, Io interpreto i suoi sogni, Io vedo e consiglio ciò che deve fare” occorre Ri-vedere tutto questo e rendersi conto che non ha a che fare con la terapia e che la terapia vera è una forma d’arte.

Il terapeuta come artista. E nella stanza ci sono solo due persone che lavorano con il materiale psichico, si osserva il materiale e si lavora con esso.

In questo modo si entra nell’Intensificazione del Vivere e si passa dal rapporto terapeuta-paziente della terapia al fare anima. Così la tela vuota portata dalla persona si colora e si dipinge con il disegno che l'anima stessa ci sussurra per l'esistere.

lun

03

giu

2013

La Terapia di Gruppo

Rispetto alla psicoterapia individuale, che lavora sulla relazione duale, la risana e la rafforza, la terapia di gruppo ci fornisce gli strumenti per comprendere meglio gli altri, per capire come comunicano, e per imparare ad interagire con loro. Le dinamiche di gruppo e le leggi della comunicazione in gruppo sono molto differenti da quelle individuali pertanto una terapia di gruppo può moltiplicare le risorse e gli strumenti a disposizione delle persone per poter vivere meglio in famiglia, al lavoro e in qualsiasi situazione sociale in cui è necessario saper interagire con scioltezza con più individui. Nella terapia di gruppo è più difficile sfuggire con razionalizzazioni ed evasioni soggettive soprattutto perché ci si specchia nelle emozioni e nei vissuti dell’altro, si provano emozioni, ci si identifica o ci infastidisce, ma tutto ciò che capita ha un senso, che nella terapia emerge grazie all’attenzione accorta del terapeuta. Con un percorso di terapia di gruppo diventiamo più consapevoli di come funzioniamo con gli altri e quindi anche più sciolti nell’interazione e nella comunicazione sia verbale che non verbale. Ciò che è vissuto emotivamente nel gruppo tocca nel profondo l’individuo e smuove una maggior quantità di energia psichica bloccata, trasformandola.

Da un punto di vista psicologico, come afferma Gocci, non si possiede nulla se non ne è stata fatta reale esperienza[1]e perciò  nel gruppo, i partecipanti provocano, osano, piangono, ridono, giudicano e si permettono liberamente di lasciar fluire le loro emozioni nello specchio che è l’altro. E’ allora che l’occhio del terapeuta può individuare e mostrare al paziente la sua ombra, il suo lato oscuro, le sue doti comunicative, e le molte possibilità che non ha mai usato. Quando l’individuo avrà fatto tesoro di tutto ciò che ha imparato nel gruppo, non come una lezione cattedratica ma come un’esperienza emozionale, sarà naturale portare fuori dal setting della terapia di gruppo, un modo diverso di essere e di interagire con gli altri.



[1] Giovanni Gocci Gruppi di Individuazione  Marcon editore 1989, pp. 13

 

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libro

La Sabbiera di Gruppo

 

 

 

Gocci Giovanni

Aras Edizioni

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